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Malpensa: storia, numeri e impatto economico su Varese

14/06/2026

Malpensa: storia, numeri e impatto economico su Varese

Poche infrastrutture nel Nord Italia hanno modificato in modo così determinante la geografia economica di un territorio come ha fatto l'aeroporto di Malpensa nei confronti della provincia di Varese: un impianto che ha attraversato decenni di trasformazioni, crisi di sistema, rilanci strategici e pressioni competitive, uscendone ogni volta con un profilo funzionale più articolato di prima. Situato nel cuore del parco del Ticino, a cavallo tra le province di Varese e Milano, Malpensa non è semplicemente uno scalo intercontinentale di primaria grandezza — è un nodo logistico attorno al quale si sono organizzate filiere produttive, scelte insediative, flussi di investimento e politiche territoriali che riguardano un'area ben più vasta di quella immediatamente circostante.

La storia dell'aeroporto è inscindibile dalla storia industriale della Lombardia nord-occidentale: nato come campo d'aviazione militare nei primi decenni del Novecento, progressivamente convertito all'uso civile nel secondo dopoguerra, Malpensa ha conosciuto la sua trasformazione più radicale con l'apertura del Terminal 2 nel 1998, quando SEA — la società di gestione — e Alitalia scommisero su di esso come hub intercontinentale principale d'Italia. Quella scommessa non andò nel verso atteso, ma lasciò in eredità un'infrastruttura dimensionata per volumi di traffico che il mercato avrebbe effettivamente raggiunto, seppur attraverso percorsi diversi da quelli immaginati.

Nel 2026, Malpensa gestisce oltre 27 milioni di passeggeri annui, posizionandosi stabilmente come secondo scalo italiano per traffico totale e primo per cargo aereo, con volumi di merce movimentata che superano sistematicamente i 650.000 tonnellate l'anno. Questi numeri non sono solo indicatori di performance aeroportuale: traducono, in misura diretta, l'intensità del rapporto tra l'aeroporto Malpensa, l'economia del territorio e i circuiti produttivi che gravitano nell'area varesina.

Le origini dello scalo e lo sviluppo infrastrutturale fino agli anni Duemila

Le radici di Malpensa affondano nel 1909, quando il campo di Cascina Malpensa fu scelto come sede di esercitazioni aeronautiche grazie alla sua posizione pianeggiante e alla relativa distanza dai centri abitati; una scelta logistica che avrebbe condizionato per oltre un secolo le relazioni tra lo scalo e il tessuto urbano circostante. Durante il fascismo l'impianto fu ampliato e militarizzato, poi parzialmente distrutto nella seconda guerra mondiale e progressivamente recuperato negli anni Cinquanta come aeroporto commerciale di supporto rispetto a Linate, che all'epoca concentrava la quasi totalità del traffico milanese.

La vera svolta arriva con il Piano Regolatore Aeroportuale degli anni Ottanta, che prevede la costruzione di un Terminal 1 di grandi dimensioni e di una seconda pista, inaugurata nel 1995: da quel momento Malpensa cessa di essere uno scalo secondario e acquista la dotazione infrastrutturale necessaria per competere sui mercati del lungo raggio. Il 1998 segna l'apice di questa fase espansiva, con il trasferimento forzato dei voli intercontinentali di Alitalia da Linate e l'ambizione — poi ridimensionata — di trasformare Malpensa nel principale gateway europeo verso i mercati asiatici e americani. Il fallimento del progetto hub non cancellò tuttavia gli investimenti già realizzati: Terminal 1 e Terminal 2 rimasero operativi, le infrastrutture di handling cargo furono consolidate e lo scalo trovò gradualmente una propria vocazione diversificata, meno dipendente da un singolo vettore.

Traffico passeggeri e rotte: la struttura attuale del network

Analizzando la composizione del traffico passeggeri a Malpensa nel 2026, emerge con chiarezza come la liberalizzazione del trasporto aereo abbia prodotto un network radicalmente diverso da quello immaginato alla fine degli anni Novanta: i vettori low-cost, con EasyJet in posizione dominante, coprono oggi circa il 45% dei movimenti totali, affiancati da compagnie tradizionali come Lufthansa, Air France-KLM, Turkish Airlines e, con una presenza significativa ricostruita nel tempo, ITA Airways. La gamma di destinazioni dirette supera i 150 aeroporti in quattro continenti, con frequenze particolarmente dense verso i principali hub europei — Francoforte, Amsterdam, Parigi CDG, Istanbul — che fungono da raccordo per le rotte intercontinentali non coperte in volo diretto.

Il traffico business, nonostante la riduzione strutturale dei viaggi d'affari registrata a livello globale dopo la pandemia, si mantiene su livelli solidi grazie alla concentrazione nell'hinterland malpensino di aziende manifatturiere di fascia alta, distretti del lusso e multinazionali con sedi operative nelle province di Varese, Como e Novara; un bacino d'utenza che privilegia la puntualità e la connettività rispetto al prezzo, e che giustifica il mantenimento di rotte a bassa densità ma ad alto valore unitario. Il segmento leisure, di contro, ha mostrato la crescita più sostenuta nell'arco del quinquennio 2021-2026, trainato dall'aumento della domanda verso destinazioni mediterranee, nordafricane e medio-orientali.

Il polo cargo: Malpensa come infrastruttura logistica nazionale

La componente cargo rappresenta forse il dato più sottovalutato nel racconto pubblico di Malpensa: con oltre 650.000 tonnellate di merce movimentata annualmente, lo scalo varesino è il primo aeroporto cargo d'Italia con un margine che supera del 60% il secondo classificato, e si colloca tra i primi quindici scali cargo europei per volume totale. Questa posizione non è casuale, né è semplicemente il risultato di vantaggi geografici: riflette decenni di investimento in infrastrutture dedicate — magazzini climatizzati, aree doganali specializzate, raccordi ferroviari e stradali — e la presenza di operatori come Alha Group, Cargolux e diverse compagnie asiatiche che hanno scelto Malpensa come base europea per la distribuzione di merci ad alto valore aggiunto.

La tipologia del cargo movimentato racconta molto della struttura produttiva del Nord Italia: farmaceutica, moda, componentistica meccanica di precisione, elettronica professionale — settori nei quali la velocità di consegna e la sicurezza della catena del freddo o della custodia valgono molto di più del risparmio ottenibile con il trasporto marittimo. La crescita dell'e-commerce transfrontaliero ha ulteriormente intensificato i volumi, soprattutto nelle fasce di peso ridotto (express parcel), con operatori come DHL, FedEx e UPS che mantengono operazioni hub-and-spoke proprie all'interno del cargo village. L'impatto di questa attività sull'aeroporto Malpensa e sull'economia del territorio si misura non solo in termini di occupazione diretta ma in tutta la filiera logistica che si è sviluppata nell'asse Malpensa-Gallarate-Busto Arsizio.

L'impatto economico sull'area varesina: occupazione, indotto e sviluppo urbano

Quantificare l'impatto economico di un'infrastruttura aeroportuale sul territorio circostante richiede di distinguere tra effetti diretti, indiretti e indotti: gli occupati diretti nell'aeroporto e nelle società operative di scalo (SEA, handler, vettori, servizi a terra) ammontano a circa 15.000 unità nel 2026, una cifra significativa per un'area provinciale, ma ancora inferiore all'occupazione generata dall'indotto logistico e manifatturiero localizzato nella fascia compresa tra l'aeroporto e i comuni di Gallarate, Busto Arsizio, Somma Lombardo e Samarate. Studi commissionati dalla Camera di Commercio di Varese stimano che per ogni posto di lavoro diretto nell'area aeroportuale ne esistano circa 3,5 nell'indotto allargato, portando la stima totale dell'occupazione correlata a Malpensa a oltre 50.000 addetti nell'intera area funzionale.

Sul piano dello sviluppo urbano e immobiliare, la prossimità all'aeroporto ha generato fenomeni di insediamento industriale e logistico di grande intensità, con la creazione di parchi logistici integrati lungo la direttrice della Malpensa Expoway e nelle aree industriali di Somma Lombardo e Cardano al Campo; al tempo stesso, l'impatto acustico ha frenato lo sviluppo residenziale nei comuni sottostanti le rotte di atterraggio, creando un'asimmetria territoriale che le amministrazioni locali gestiscono con strumenti urbanistici di compensazione. Il Piano di Sviluppo Aeroportuale 2025-2035, approvato da ENAC e attualmente in fase di attuazione, prevede l'ampliamento del Terminal 1 e la realizzazione di nuovi piazzali cargo, operazioni che secondo le stime progettuali genereranno un ulteriore incremento dell'occupazione diretta di circa 3.000 unità entro il 2030.

Connettività ferroviaria e accessibilità: il nodo irrisolto e le prospettive

Tra le criticità strutturali che condizionano la competitività di Malpensa rispetto agli scali concorrenti — Bergamo Orio al Serio in primo luogo, ma anche Ginevra e Zurigo per i bacini di utenza alpini — l'accessibilità ferroviaria occupa un posto di rilievo che nessuna comunicazione ufficiale ha mai adeguatamente risolto: il collegamento con Milano Cadorna tramite il Malpensa Express garantisce un servizio accettabile verso il capoluogo lombardo, ma la connessione con la rete ad alta velocità nazionale rimane indiretta e penalizzante per i passeggeri provenienti da Roma, Bologna o Torino che devono fare scalo o cambio a Milano Centrale. Il progetto di potenziamento della linea ferroviaria con una diramazione diretta verso l'AV — discusso da anni in sedi istituzionali e nel Piano Strategico Nazionale dei Trasporti — ha visto nel 2025 l'avvio della fase di progettazione definitiva, con un orizzonte di completamento che le ultime dichiarazioni ministeriali collocano non prima del 2032.

Sul piano dell'accessibilità stradale, il completamento del sistema autostradale dell'asse Pedemontano ha migliorato sensibilmente i tempi di percorrenza da Lecco, Bergamo e dalla Brianza, integrando un bacino d'utenza che in precedenza gravitava preferenzialmente su Orio al Serio; un effetto che si è tradotto in un incremento stimato del 7% del traffico passeggeri proveniente dall'area est della Lombardia nell'arco del triennio 2022-2025. La questione della mobilità sostenibile nell'accesso all'aeroporto — con la progressiva elettrificazione del parco navette, l'ampliamento delle aree di ricarica e i progetti pilota di trasporto su idrogeno per la logistica interna — costituisce oggi uno degli assi principali del piano di sostenibilità ambientale che SEA è tenuta a rendicontare annualmente alle autorità di regolazione, in linea con le direttive europee sul trasporto aereo e la decarbonizzazione delle infrastrutture.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to