Malpensa, furti nei bagagli: fermati tre operatori aeroportuali
03/07/2026
Tre operatori aeroportuali sono stati sottoposti a fermo dalla Polizia di Stato all’aeroporto di Malpensa, perché ritenuti gravemente indiziati di aver costituito un’associazione a delinquere finalizzata ai furti nell’area di smistamento bagagli dello scalo. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio e condotta dalla Polizia di Frontiera aerea, ha portato alla ricostruzione di circa 50 episodi e al sequestro di 370 beni di lusso.
Borse e vestiti di marca per oltre 300mila euro
Secondo quanto emerso dalle indagini, i furti avvenivano all’interno dell’area di smistamento bagagli del Terminal 1, dove transitano le valigie dei passeggeri in partenza. I beni sequestrati sono soprattutto borse e capi d’abbigliamento di note marche, sottratti dai bagagli stivati a viaggiatori ignari. Il valore complessivo della merce recuperata è stimato in oltre 300mila euro.
I tre fermati, dipendenti di una ditta incaricata della manutenzione dell’impianto di trasporto dei colli, avrebbero selezionato con attenzione le valigie da controllare. I bagagli sarebbero poi stati ispezionati in punti appartati, lontani da sguardi esterni, per individuare e prelevare gli oggetti di maggior valore contenuti all’interno.
Indagini complesse per le segnalazioni dall’estero
La ricostruzione degli episodi è stata resa più difficile dal profilo delle vittime. Molti passeggeri derubati erano cittadini stranieri residenti all’estero e si accorgevano della sparizione dei beni solo dopo l’arrivo a destinazione. In diversi casi non veniva presentata una denuncia formale alle Autorità consolari italiane: i viaggiatori si limitavano a segnalare l’accaduto alle compagnie aeree con cui avevano volato.
Secondo gli investigatori, i passeggeri maggiormente colpiti erano quelli diretti verso il Sud-est asiatico. La distanza geografica, il ritardo nella scoperta del furto e la difficoltà di attivare subito una denuncia hanno contribuito a rendere più articolata l’attività investigativa, che ha richiesto il confronto tra segnalazioni, movimenti dei bagagli e riscontri raccolti nello scalo.
La merce venduta anche online
Ai fini della contestazione del reato associativo, gli accertamenti avrebbero evidenziato un meccanismo organizzato nella gestione dei beni sottratti. La merce rubata sarebbe confluita in una sorta di patrimonio comune, indipendentemente da chi avesse materialmente compiuto il singolo furto.
I beni sarebbero stati poi ceduti a un soggetto terzo, indicato come ricettatore, anche attraverso piattaforme di vendita online. Il denaro ricavato dalla vendita sarebbe stato quindi diviso in parti uguali tra i partecipanti al gruppo.
L’operazione della Polizia di Frontiera aerea di Malpensa punta a interrompere un sistema che, secondo l’accusa, sfruttava l’accesso a un’area sensibile dello scalo e la posizione lavorativa degli indagati. Le posizioni delle persone coinvolte saranno ora valutate dall’autorità giudiziaria competente, nel rispetto della fase procedurale in corso.
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